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Caso Ilva: Civitavecchia come Taranto?

Per l'Enel non c'è rischio chiusura, ma gli operai sono preoccupati

“Il 16 o 17 agosto prenderò i provvedimenti che riterrò opportuni per il bene di questa città”. Così dichiarava il 2 agosto scorso il sindaco di Civitavecchia Pietro Tidei deciso a mettere i sigilli alla centrale Enel di Torre Valdaliga Nord riconvertita dal 2009 a carbone. Una centrale che fornisce elettricità a mezzo Lazio e che impiega circa 1000 dipendenti più altrettanti nell'indotto, soprattutto al porto dove arrivano, una alla settimana, le navi cariche di tonnellate di carbone.

Ma davvero da dopodomani la centrale sarà costretta a spegnere i motori? Davvero a Civitavecchia potrebbe riproporsi una situazione come quella all'Ilva di Taranto dove due diritti fondamentali, quello alla salute e quello al lavoro, sono entrati drammaticamente in conflitto? Probabilmente no, almeno per ora, visto che già da qualche giorno il primo cittadino è in Grecia, quasi irraggiungibile telefonicamente, e non tornerà prima del 28.

Improbabile anche un blitz a colpi di lucchetti - la battuta sulla scelta dei colori, non di Tidei stesso, aveva fatto infuriare il segretario della Cgil di Roma Nord e Civitavecchia Cesare Caiazza - improbabile visto che il 3 settembre è fissato un incontro con l'ad di Enel Fulvio Conti e un'azione di forza manderebbe all'aria l'intera trattativa. Per il sindacato l'interventismo del sindaco avrebbe una ragione ben diversa dall'interesse per la salute dei cittadini: risanare i conti del comune con il contributo dell'Enel. “Non stiamo battendo cassa”, la replica. Ma cosa ha in mano Tidei per pretendere la chiusura, almeno temporanea, della centrale? Innanzi tutto la presenza di una discarica abusiva di fanghi altamente inquinanti, il fatto che la struttura funzioni oltre i tempi consentiti e lo sforamento dei livelli di polveri emesse nell'aria, in particolare quelle dei metalli pesanti.

Anche il procuratore capo di Civitavecchia Gianfranco Amendola è impegnato su questo fronte. Tempo fa avanzò la richiesta, respinta dal Gip, di sequestro dell'impianto. Oggi per il padre del diritto ambientale italiano, soprannominato “toga verde”, per il suo costante impegno nel campo dei reati ambientali, le priorità sono tre: controlli costanti sulle emissioni da parte di enti terzi, l'istituzione di un registro dei tumori e l'avvio di indagini epidemiologiche. Da parte sua l'Enel dichiara di aver fatto investimenti per 2 miliardi di euro per abbattere l'inquinamento e di essere disponibile a continuare a migliorare. Ma dall'entourage del sindaco fanno sapere: anche su questo aspetto, ossia come rilevare la presenza di fattori inquinanti nell'atmosfera, abbiamo delle novità.

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