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Decreto trasparenza - "Riparte il Futuro" e "Diritto di sapere": al vila la campagna per modificare la legge

Nel corso della settimana le Commissioni Affari costituzionali di Camera e Senato si esprimeranno attraverso un parere sul Freedom of Information Act (diritto di accesso ai dati della Pubblica amministrazione, Foia) approvato in via preliminare dal governo il 20 gennaio. Benché non vincolante, il parere del Parlamento potrà essere un segnale fondamentale lanciato all’esecutivo: il testo in materia di trasparenza è molto lacunoso e va fortemente revisionato, come chiedono Riparte il futuro e Diritto di Sapere, lanciando un video dal forte impatto comunicativo che denuncia l’inefficacia dell’attuale decreto.

A suggerire una riscrittura del testo è stato anche il Consiglio di Stato, che ha ribadito quanto sostenuto da oltre 60.000 cittadini firmatari della petizione Foia4Italy (www.riparteilfuturo.it/foia4italy) di cui Riparte il futuro e Diritto di sapere fanno parte insieme ad altre 30 associazioni e realtà della società civile. Sono numerosi i punti controversi del decreto governativo: in primis, la mancata semplificazione. L’introduzione del Freedom of Information Act non porta infatti a un ridisegno complessivo del diritto di accesso e degli obblighi di trasparenza da parte della Pubblica amministrazione (Pa), aumentando la confusione per i cittadini e per i funzionari pubblici. Allo stesso tempo non viene identificato un responsabile unico a cui rivolgersi per accedere ai dati, complicando ulteriormente la vita del cittadino.

Preoccupa poi l’estensione delle eccezioni (delle materie su cui non è possibile fare domanda di accesso). In pratica, la vaghezza della formulazione, lasciando ampio spazio di discrezionalità alle pubbliche amministrazioni, renderà inaccessibili moltissime informazioni in materia di politica economica del Paese o quelle riguardanti gli interessi economici e commerciali di una persona fisica o giuridica.

Suscita forti perplessità anche il silenzio-diniego. Infatti, la mancata risposta in trenta giorni a una richiesta di accesso va considerata come un rigetto da parte dell’amministrazione che non ha l’obbligo di giustificarsi. In questo modo il cittadino non potrà sapere se il mancato responso sia imputabile all’assenza del documento o, invece, sia dovuto a una (ma quale?) delle molteplici eccezioni. Di fronte al silenzio dell’amministrazione resterà un’unica strada per veder riconosciuto il proprio diritto: il ricorso alla giustizia amministrativa. Che ha però costi elevati (500 euro di contributo), prevede la consulenza di un avvocato e ha tempi tutt’altro che rapidi e certi. Per questo Foia4Italy ha suggerito ad esempio la via stragiudiziale, coinvolgendo Anac (com’era previsto anche nella delega parlamentare), senza gravare sul portafoglio del cittadino e snellendo la procedura. Peraltro il decreto, introducendo il silenzio-diniego, non prevede sanzioni per le amministrazioni che dovessero rifiutarsi di fornire la documentazione richiesta.

In materia di costi, il provvedimento approvato dal governo non è affatto chiaro. I promotori di Foia4Italy credono che vada riaffermato quanto già previsto dalla 241/90: la completa gratuità dell’accesso, fatto salvo il rimborso di eventuali costi eccezionali (come la riproduzione e l'invio fisico dei documenti), che dovranno essere adeguatamente motivati dall’amministrazione. L’era digitale consente di avere documenti facilmente accessibili a costo zero.

“Ci aspettiamo un segnale forte dal Parlamento, che faccia proprie le perplessità già espresse dal Consiglio di Stato e da tutti quei cittadini che sottoscrivendo la petizione di Foia4Italy hanno chiesto una profonda revisione del testo approvato dal Consiglio dei ministri. Il Freedom of Information Act non può essere solo un’etichetta senza sostanza ma deve invece essere uno strumento fondamentale per prevenire la corruzione rendendo trasparente la Pa. Chiediamo ai parlamentari che si pronunceranno sul Freedom of Information Act di farlo con chiarezza: il testo va modificato, mettendo al centro le esigenze del cittadino e non quelle della Pa” – sottolinea Federico Anghelé (Riparte il futuro.)

“L'elaborazione di questa legge è stata tormentata e ha prodotto un testo non in linea con la legge delega della riforma Pa e già cassato dal consiglio di Stato. C'è ancora uno stretto margine per migliorare e spero che Camera e Senato diano indicazioni al governo in questo senso. Questa legge non solo non può chiamarsi un Freedom of information Act, ma rischia di peggiorare ancora la scarsa trasparenza che c'è in italia togliendo diritti ai cittadini e mettendo in difficoltà le amministrazioni che invece vogliono essere virtuose” – sottolinea Guido Romeo (Diritto di sapere).

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