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Viaggio tra i trafficanti di esseri umani

Una telecamera nascosta nel deserto tra Nigeria e Libia racconta la vita dei disperati, diretti in Italia, e dei loro aguzzini

di Stefano Vespa

Non è un gruppo di amici in vacanza che si ferma in un autogrill. E’ un gruppo di disperati, gestiti e minacciati da trafficanti di esseri umani che promettono a suon di dollari di raggiungere la Libia, l’Italia, un’altra vita.
I filmati che Panorama.it pubblica in esclusiva mostrano pochi minuti di un lunghissimo viaggio che parte da varie zone dell’Africa centrale e che si conclude, dopo mesi, sulle coste del Mediterraneo prima di arrivare, forse, su quelle italiane. Materiale in possesso di diversi servizi di intelligence alleati che collaborano per controllare e provare a stroncare un business gigantesco.

Le immagini sono state girate da un informatore con una telecamera nascosta nel settembre scorso nel tratto che va da Agadez, nel Niger, al sud della Libia, una rotta che passa vicino al monte Djabal Hamsin. Sono immagini molto significative di come i trafficanti sono organizzati e delle condizioni delle persone che trasportano. Si notano diversi pick up Toyota quasi nuovi (a conferma della qualità dei mezzi di cui dispongono) e i bastoni di legno dei trafficanti che, a quanto pare, non hanno armi da fuoco. Gli immigrati sono nigerini, maliani e libici mentre i criminali appartengono alla tribù dei Tobou, che controlla l’intero Niger.

Il breve riposo arriva in genere dopo 24 ore di viaggio durante le quali non è consentito bere. E le condizioni di alcuni lo dimostrano: in particolare, si notano un paio di giovanissimi in evidente difficoltà, disidratati e aiutati con un po’ d’ombra creata con degli abiti. Poco prima di riprendere il viaggio, uno di loro è aiutato a salire sul pick up perché non è in grado di farlo autonomamente. In un altro momento, c’è ressa intorno a una grande tanica: l’acqua viene data in piccola quantità dentro una ciotola.

La tratta Agadez-Libia meridionale è nota agli esperti. Nello scorso mese di febbraio, Panorama pubblicò un rapporto riservato che il Cesi, Centro studi internazionali presieduto da Andrea Margelletti, aveva redatto per lo Stato maggiore della Difesa. La rotta occidentale utilizzata dalle organizzazioni criminali, scriveva il Cesi, comincia da Lagos in Nigeria, e da Bissau, in Guinea-Bissau, per proseguire verso il Nord della Nigeria. Successivamente la rotta si divide: una parte dei profughi viene indirizzata verso Agadez, in Niger, e quindi verso Sebha, capitale del Fezzan, la regione meridionale della Libia. E’ questa la rotta che ha come meta finale l’Italia, a essa si riferiscono i filmati che Panorama.it pubblica. Momenti che in quelle aree desertiche si vivono ogni giorno.

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