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Un'azienda familiare tutta casa e clonazione

Marito, moglie, figli e fratello duplicavano carte di credito per centinaia di migliaia di euro. Sono stati sgominati da una spettacolare operazione dei Carabinieri di Roma. Ecco il video dei pedinamenti

di Terry Marocco

Era come una gita in famiglia, destinazione i grandi centri commerciali alle porte di Roma: le donne con tacchi e passeggini, gli uomini in giubbotti firmati. E lì non smettevano di comprare finché le loro carte di credito, tutte false, clonate, reggevano il gioco e funzionavano. Decine di iPhone, computer portatili, una predilezione per le Hogan, ma anche cabine doccia, macchine fotografiche, orologi e abiti griffati: tutti acquistati con carte di credito rubate. Senza sosta, per migliaia e migliaia di euro. Perché, come si ascolta in un’intercettazione, «se vai al casinò e vinci, poi che fai, te ne vai?».

Ma il giro al casinò per la famiglia Fusinato è finito martedì 18 maggio all’alba, quando i carabinieri del nucleo investigativo di Roma li hanno arrestati nelle loro abitazioni nella zona di Ostia. L’operazione Match point (gli hacker in codice si chiamavano con nomi di attori), durata due anni e partita da una denuncia dell’American Express, che si era accorta di un giro di truffe da oltre 500 mila euro, è una delle più grosse e importanti mai portate a termine fino a oggi: 23 arresti e 96 capi d’imputazione.

Finora solo l’Fbi era riuscita a sgominare traffici così imponenti. L’anno scorso a New York avevano arrestato Albert Gonzalez, un’ex spia riuscita a impadronirsi di 130 milioni da carte di credito. Anche il genio creativo di Match point è un ex collaboratore di giustizia, con precedenti per truffe (auto taroccate) e un tentativo di attentato al magistrato antimafia Mario Spagnuolo.

Alberto Fusinato, 52 anni, di Cosenza, dirigeva il suo «bisnis» (come lo definisce lui stesso, intercettato) dal tinello di casa con l’aiuto dei familiari. La moglie, Filomena D’Elia, i figli Carmela e Domenico, fino al fratello Francesco, 31 anni, uno dei più noti hacker nella malavita organizzata, attivissimo anche se agli arresti domiciliari. La promessa del boss era allettante: «Un anno buono e diventiamo milionari». La struttura era quella classica della malavita calabrese, tutto in famiglia. Primitivi e tecnologici, nelle intercettazioni parlano in dialetto «Sugno sopra al computer...», ma sono in diretto contatto con la mafia russa che gestisce il traffico delle carte rubate.

I compiti sono rigorosamente divisi. Francesco è un ragazzo emotivo, sulla strada non ci sa stare. Al computer è un genio, ma due anni fa lo beccano alla frontiera di Ventimiglia mentre con 80 mila euro cerca di scappare in Spagna. Passano gli agenti e lui si stringe il borsone al cuore, neanche Fantozzi l’avrebbe fatto. Criminalmente non ci sa fare, dicono gli investigatori: a Roma durante un’incursione di shopping illegale la carta si blocca e lui va nel panico, e si fa ribeccare. Il suo posto è  solo davanti al computer, è lui che tiene i contatti con i russi. In inglese calabresizzato, come lui stesso ammette: «Se mi sente parlare in inglese ammortisce».

Agli hacker dell’Est chiede «Bro are u there? fratello dove sei?» come in un film dei fratelli Coen. E dall’altra parte, puntuale, arriva una sfilza di codici sottratti a ignari piloti olandesi e casalinghe di Manchester, gente che presto si troverà addebitate spese mai fatte.

I codici delle carte si comprano come il pane tramite la chat Icq. C’è di tutto: i codici delle maggiori carte di credito,  carte prepagate (usate nelle truffe su eBay), nuove identità. Un’American Express Gold può valere anche 90 dollari, ma i prezzi partono dai 20 dollari per una Visa. La famiglia Fusinato faceva anche 50 mila euro di ordinativi, selezionando le migliori.

«Le Usa Platinum non sono male, le Usa Centurion sono sempre rateali, quelle spagnole della Banca Catalunya vanno bene» asseriva Fusinato, come un economista consumato. Lui, occhiali neri e Hogan d’ordinanza, aveva un’edicola, l’ha lasciata per la bella vita. Una Porsche e l’aragosta, feticci dal sapore anni Ottanta: «Siamo andati al ristorante e abbiamo speso 600 euro» racconta al fratello «tutte aragoste, pesce crudo...». E non si ferma mai: riesce a fare assumere una complice come cassiera, con contratto a tempo determinato, in un supermercato di Roma. La istruiscono su come modificare i pos e  i codici vengono deviati tutti alla holding Fusinato.

A Roma più di 200 esercizi commerciali sono stati truffati, l’elegante via del Babuino rivoltata come un calzino, dalle boutique del centro uscivano carichi più di Babbo Natale. Un po’ di quella roba finiva anche al genero Gianni Siciliano, in arte Lucia Trausi, il re delle truffe su eBay. Ricercato in tutta Italia, è l’uomo capace di trovare polli cui vendere dai cerchioni della Bmw agli appartamenti con vista panoramica in Calabria.

Denunciato, ricercato, ha molteplici identità sul web, primula rossa strafottente e sicuro di non essere preso, risponde così a un tapino che lo chiama per avere indietro i suoi 300 euro: «Ruba lo Stato e non posso rubare io? ».      n

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