Uomini

Scorsese elenca i film italiani che più lo hanno influenzato | video

Il premio alla carriera consegnato a Martin Scorsese da un commosso Paolo Taviani a Roma durante la Festa del Cinama. Durante la premiazione il regista newyorkese ha elencato i film Italiani che più lo hanno ispirato.

Standing ovation da copione, file di dieci ore, ragazzi con numeri “d’ingresso” scritti sulle braccia da parte dell’organizzazione. Cose folli, cose che accadono quando l’ospite si chiama Martin Scorsese, “un genio del cinema”.Il premio alla carriera consegnatogli da un commosso Paolo Taviani (“Martin, che è un amico, è un uomo che ci aiuta a capire chi siamo e io per questo lo ringrazio”) – è il completamento di un percorso articolato che il cineasta newyorkese ha deciso di compiere alla Festa del Cinema di Roma avendo presentato alcuni film del programma e tenuto diversi incontri, fra cui una lezione di cinema con Alice Rohrwacher.

Scorsese ha omaggiato l'Itala con una carrellata di titoli, che non superano gli anni ’70 perché, che, hanno condizionato la sua carriera “A quel tempo io iniziai a farlo il cinema, mentre questi sono i film italiani che mi hanno condizionato prima di diventare regista io stesso”, ha detto il regista Americano.

La carrellata parte dall’Accattone (1961) di Pier Paolo Pasolini (“un vero shock per me, non sapevo chi fosse Pasolini ma capivo i suoi personaggi perché venivo da quei mondi, dagli ultimi di New York che non erano diversi dagli ultimi di Roma. Pasolini mi ha insegnato la santità dell’animo umano”) , continua con La presa del potere di Luigi XIV (1966) di Roberto Rossellini (“attraverso il dettaglio Rossellini sapeva raccontare la Storia”), e ancora Umberto D (1952) di Vittorio De Sica (“il momento ultimo e sublime del Neorealismo con la purezza, la dignità e l’ironia di De Sica”), Il posto (1961) di Ermanno Olmi (“il documentarista che ha reso pura la finzione”), L’eclissi (1962) di Michelangelo Antonioni (“colui che mi ha insegnato un’esperienza di cinema nuova, diversa, alienante. Il suo lavoro sullo spazio, sulla composizione, sulle luci & ombre, sui personaggi: tutto in Antonioni apparteneva a una mente “altra”, a una fantascienza narrativa”), Divorzio all’italiana(1961) di Pietro Germi (“l’arguzia che cerco nel cinema lui me l’ha donata”), Salvatore Giuliano (1962) di Francesco Rosi (“il criminale che diventa figlio, ovvero l’umanità totale”), Il Gattopardo (1963) di Luchino Visconti (“Visconti con questo film e con Rocco e i suoi fratellimi ha insegnato come combinare l’impegno politico con il melodramma infinito.  Il Gattopardo è la sovrapposizione perfetta di questo binomio e poi Donnafugata è città di mia nonna”) per finire con Le notti di Cabiria (1957) di Federico Fellini (“il sublime della rinascita dopo l’invocazione della morte”). E a proposito dell’immenso cineasta de La strada (“il primo film che ho visto di Fellini”), Scorsese aggiunge che dovevano girare un film insieme “un documentario per Universal a inizi anni ’90. .. ma poi Federico ci ha lasciati” (Twitter: @Arinstonla)

I PIU VISTI